1897 Quanto alla prima considerazione, è da
sapere che santo Francesco, in età di quarantatrè
anni, nel mille ducento ventiquattro, spirato da Dio si mosse
della valle di Spuleto per andare in Romagna con frate Leone
suo compagno; e andando passò a pie' del castello di
Montefeltro, nel quale castello si facea allora un grande
convito e corteo per la cavalleria nuova d' uno di quelli
conti di Montefeltro. E udendo santo Francesco questa solennità
che vi si facea e che ivi erano raunati molti gentili uomini
di diversi paesi, disse a frate Leone: «Andiamo quassù
a questa festa, però che con lo aiuto di Dio noi faremo
alcuno frutto spirituale».
Tra gli altri gentili uomini che vi erano venuti di quella
contrada a quello corteo, sì v'era uno grande e anche
ricco gentile uomo di Toscana, e aveva nome messere Orlando
da Chiusi di Casentino, il quale per le maravigliose cose
ch'egli avea udito della santità e de' miracoli di
santo Francesco, sì gli portava grande divozione e
avea grandissima voglia di vederlo e d'udirlo predicare.
Giugne santo Francesco a questo castello ed entra e vassene
in sulla piazza, dove era radunata tutta la moltitudine di
questi gentili uomini, e in fervore di spirito montò
in su uno muricciuolo e cominciò a predicare proponendo
per tema della sua predica questa parola in volgare: Tanto
è quel bene ch'io aspetto, che ogni pena m'è
diletto. E sopra questo tema, per dittamento dello Spirito
santo, predicò sì divotamente e sì profondamente,
provandolo per diverse pene e martìri de' santi Apostoli
e de' santi Martiri e per le dure penitenze di santi Confessori,
per molte tribulazioni e tentazioni delle sante Vergini e
degli altri Santi, che ogni gente stava con gli occhi e con
la mente sospesa inverso di lui, e attendeano come se parlasse
uno Agnolo di Dio. Tra li quali il detto messere Orlando,
toccato nel cuore da Dio per la maravigliosa predicazione
di santo Francesco, si puose in cuore d'ordinare e ragionare
con lui, dopo la predica, de' fatti dell'anima sua.
1898 Onde, compiuta la predica, egli trasse santo
Francesco da parte e dissegli: «O padre, io vorrei ordinare
teco della salute dell'anima mia». Rispuose santo Francesco:
«Piacemi molto; ma va' istamani e onora gli amici tuoi
che t'hanno invitato alla festa e desina con loro, e dopo
desinare parleremo insieme quanto ti piacerà».
Vassene adunque messere Orlando a desinare, e dopo desinare
torna a santo Francesco, e sì ordina e dispone con
esso lui i fatti dell'anima sua pienamente. E in fine disse
questo messere Orlando a santo Francesco: «Io ho in
Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama il monte
della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico
ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza,
in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera vita solitaria.
S'egli ti piacesse, volentieri lo ti donerei a te e a' tuoi
compagni per salute dell'anima mia». Udendo santo Francesco
così liberale profferta di quella cosa ch'egli desiderava
molto, ne ebbe grandissima allegrezza, e laudando e ringraziando
in prima Iddio e poi il predetto messere Orlando, sì
gli disse così: «Messere, quando voi sarete tornato
a casa vostra, io sì manderò a voi de' miei
compagni e voi sì mostrerete loro quel monte; e s'egli
parrà loro atto ad orazione e a fare penitenza, insino
a ora io accetto la vostra caritativa profferta». E
detto questo, santo Francesco si parte: e compiuto ch'egli
ebbe il suo viaggio, sì ritornò a Santa Maria
degli Agnoli; e messere Orlando similmente, compiuta ch'egli
ebbe la solennità di quello corteo, sì ritornò
al suo castello che si chiamava Chiusi, il quale era presso
alla Vernia a uno miglio.
1899 Tornato dunque che santo Francesco fu a Santa
Maria degli Agnoli, egli sì mandò due de' suoi
compagni al detto messere Orlando; i quali giugnendo a lui,
furono con grandissima allegrezza e carità da lui ricevuti.
E volendo egli mostrare loro il monte della Vernia, sì
mandò con loro bene da cinquanta uomini armati, acciò
che li difendessino dalle fiere salvatiche. E così
accompagnati, questi Frati salirono in sul monte e cercarono
diligentemente, e alla perfine vennero a una parte del monte
molto divota e molto atta a contemplare, nella quale parte
sì era alcuna pianura, e quello luogo sì scelsono
per abitazione loro e di santo Francesco. E insieme coll'aiuto
di quelli uomini armati ch'erano in loro compagnia feciono
alcuna celluzza di rami d'arbori; e così accettarono
e presono, nel nome di Dio, il monte della Vernia e il luogo
de' frati in esso monte, e partironsi e tornarono a santo
Francesco. E giunti che furono a lui, sì gli recitarono
come e in che modo eglino aveano preso il luogo in sul monte
della Vernia, attissimo alla orazione e a contemplazione.
Udendo santo Francesco questa novella, si rallegrò
molto e, laudando e ringraziando Iddio, parla a questi frati
con allegro viso e dice così: «Figliuoli miei,
noi ci appressiamo alla quaresima nostra di santo Michele
Arcangelo: io credo fermamente che sia volontà di Dio
che noi facciamo questa quaresima in sul monte della Vernia,
il quale per divina dispensazione ci è stato apparecchiato
acciò che ad onore e gloria di Dio e della sua gloriosa
vergine Maria e de' santi Agnoli noi con penitenza meritiamo
da Cristo la consolazione di consacrare quel monte benedetto».
1900 E allora detto questo, santo Francesco si prese
seco frate Masseo da Marignano d' Ascesi, il quale era uomo
di grande senno e di grande eloquenza, e frate Agnolo Tancredi
da Rieti, il quale era molto gentile uomo ed era stato cavaliere
nel secolo, e frate Leone, il quale era uomo di grande semplicità
e purità (per la quale cosa santo Francesco molto l'amava
e quasi ogni suo secreto gli revelava); e con questi tre frati
santo Francesco si puose in orazione, e poi finita l'orazione
raccomandò sé e li predetti compagni alle orazioni
de' frati che rimanieno, e mossesi con quelli tre nel nome
di Gesù Cristo crocifisso per andare al monte della
Vernia. E movendosi, santo Francesco chiamò uno de'
tre compagni, ciò fu frate Masseo, e sì gli
disse così: «Tu, frate Masseo, sì sarai
nostro guardiano e nostro prelato in questo viaggio, cioè
mentre che noi andremo e staremo insieme, e sì osserveremo
la nostra usanza che, o noi diremo l'ufficio o noi parleremo
di Dio o noi terremo silenzio, e non penseremo innanzi né
di mangiare né di bere né del dormire: ma quando
sarà l'ora dello albergare, noi accatteremo uno poco
di pane, e sì ci ristaremo e riposeremoci in quel luogo
che Dio ci apparecchierà». Allora questi tre
compagni inchinaron i capi, e facendosi il segno della croce
andarono oltre.
1901 E la prima sera giunsono ad uno luogo di frati
e ivi albergarono; la seconda sera, tra per lo mal tempo e
perché erano istanchi, non poteano giugnere a uno luogo
di frati né a villa nessuna, e sopraggiugnendo la notte
col mal tempo, si ricoverarono ad albergo in una chiesa abbandonata
e disabitata, e ivi si puosono a riposare. E dormendo li compagni,
santo Francesco si gettò in orazione; ed eccoti, in
su la prima vigilia della notte, venire una grande moltitudine
di demoni ferocissimi con romore e stroppiccìo grandissimo,
e cominciarono fortemente a dargli battaglia e noia; onde
l'uno lo pigliava di qua e l'altro di là: l'uno lo
tirava in giù e l'altro in su; l'uno il minacciava
d'una cosa e l'altro gliene rimproverava un'altra, e così
in diversi modi si ingegnavano di sturbarlo dalla orazione;
ma non poteano, perché Iddio sì era con lui.
Onde quando santo Francesco ebbe assai sostenute queste battaglie
de' demoni, egli cominciò a gridare ad alte voci: «O
spiriti dannati, voi non potete niente se non quanto la mano
di Dio vi permette: e però dalla parte dello onnipotente
Iddio io vi dico che voi facciate nel corpo mio ciò
che vi è permesso da Dio, con ciò sia cosa che
io lo sostegna volentieri, perch'io non ho maggiore nemico
che il corpo mio; e però se voi per me fate vendetta
del mio nemico, voi sì mi fate troppo grande servigio».
E allora i demoni con grandissimo empito e furia sì
lo presono e incominciaronlo a strascinare per la chiesa e
fargli troppo maggiore molestia e noia che prima. E santo
Francesco cominciò allora a gridare e dire: «Signore
mio Gesù Cristo, io ti ringrazio di tanto amore e carità
quanto tu mostri verso di me; ché è segno di
grande amore, quando il Signore punisce bene il servo di tutti
i suoi difetti in questo mondo, acciò che non ne sia
punito nell'altro. E io son apparecchiato a sostenere allegramente
ogni pena e ogni avversità che tu, Iddio mio, mi vuogli
mandare per li miei peccati». Allora li demoni, confusi
e vinti dalla sua costanza e pazienza, si partirono; e santo
Francesco in fervore di spirito esce dalla chiesa ed entra
in uno bosco che era ivi presso, e ivi si gitta in orazione
e con prieghi e con lagrime e con picchiare di petto cerca
di trovare Gesù Cristo sposo e diletto dell'anima sua.
E finalmente trovandolo nel secreto della anima sua, ora gli
parlava riverente come a signore, ora gli rispondeva come
a suo giudice, ora il pregava come padre, ora gli ragionava
come ad amico. In quella notte e in quel bosco i compagni
suoi, poiché s'erano desti e istavano ad ascoltare
e considerare quello che faceva sì il vidono e udirono
con pianti e con voci pregare divotamente la divina misericordia
per li peccatori. Fu allora udito e veduto piagnere ad alta
voce la passione di Cristo, come s'egli la vedesse corporalmente.
In questa notte medesima il vidono orare, colle braccia raccolte
in modo di croce, per grande spazio sospeso e sollevato da
terra e attorniato da una nuvola splendente. E così,
in questi santi esercizi, tutta quella notte passò
sanza dormire.
1902 E di poi il mattino, conoscendo li compagni
che, per la fatica della notte che passò sanza dormire,
santo Francesco era troppo debole del corpo e male arebbe
potuto camminare a piedi, se ne andarono a uno povero lavoratore
della contrada, e sì gli chiesono per l'amore di Dio
il suo asinello in prestanza per frate Francesco loro padre,
il quale non puote andare a piede. Udendo costui ricordare
frate Francesco, sì li domandò: «Siete
voi di quelli frati di quello frate Francesco d'Ascesi, del
quale si dice cotanto bene?». Rispondono li frati che
sì e che per lui veramente eglino addomandano il somiere.
Allora questo buono uomo con grande divozione e sollecitudine
sì apparecchiò l'asinello e menollo a santo
Francesco, e con grande riverenza vel fece salire suso. E
camminarono oltre, e costui con loro dietro al suo asinello.
E poiché furono iti oltre un pezzo, disse il villano
a santo Francesco: «Dimmi, se' tu frate Francesco d'
Ascesi?». Risponde santo Francesco che sì. «Ora
t'ingegna dunque, disse il villano, d'essere così buono
come tu se' tenuto da ogni gente, perciò che molti
hanno grande fede in te, e però io ti ammonisco che
in te non sia altro che quello che la gente ne spera».
Udendo santo Francesco queste parole, non si isdegnò
d'essere ammonito da uno villano, e non disse tra se medesimo:
Che bestia è costui che m'ammonisce?, siccome direbbono
oggi molti superbi che portano la cappa, ma immantanente si
gittò in terra dello asino e inginocchiossi dinanzi
a costui e baciogli i piedi, e sì lo ringrazia umilmente
perch'egli avea degnato d'ammonirlo così caritativamente.
Allora il villano insieme con li compagni di santo Francesco
con grande divozione sì lo levarono da terra e ripuosonlo
in su l'asino; e camminarono oltre.
E giunti che furono forse a mezza la salita del monte, perch'era
il caldo grandissimo e la salita faticosa, a questo villano
sì dà la sete grandissima, in tanto che cominciò
a gridare dopo santo Francesco, dicendo: «Oimè!
che io mi muoio di sete; ché se io non ho qualche cosa
da bere, io trafelerò immantanente». Per la quale
cosa santo Francesco iscende dall'asino e gittasi in orazione;
e tanto sì stette ginocchioni colle mani levate al
cielo, che conobbe per rivelazione che Iddio l'avea esaudito.
E allora disse al villano: «Corri, va' tosto a quella
pietra, e quivi troverai l'acqua viva la quale Cristo in questa
ora, per la sua misericordia, ha fatta uscire da quella pietra».
Corre costui a quello luogo che santo Francesco sì
gli avea mostrato, e trova una fonte bellissima, per virtù
della orazione di santo Francesco prodotta dal sasso durissimo,
e bevvene copiosamente e fu confortato. E bene apparve che
quella fonte fusse da Dio prodotta miracolosamente per li
prieghi di santo Francesco, perciò che né prima
né poi in quello luogo si vide giammai fonte d'acqua,
né acqua presso a quello luogo a grande ispazio. Fatto
questo, santo Francesco con li compagni e col villano ringraziarono
Iddio del miracolo mostrato; e camminarono oltre.
1903 E appressandosi a pie' del sasso proprio della
Vernia, sì piacque a santo Francesco di riposarsi una
volta sotto a una quercia che era in sulla via, ed evvi ancora;
e istando sotto ad essa, santo Francesco cominciò a
considerare la disposizione dello luogo e del paese; e istando
in questa considerazione, eccoti venire una grande torma di
diversi uccelli li quali con cantare e con battere l'ali mostravano
tutti grandissima festa e allegrezza; e attorniarono santo
Francesco in tale modo, che alquanti se li puosono in sul
capo alquanti in sulle spalle, alquanti in sulle braccia,
alquanti in grembo e alquanti a' pie' d'intorno. Vedendo questo
i suoi compagni e il villano e maravigliandosi, santo Francesco
tutto allegro in ispirito disse così: «Io credo,
carissimi fratelli, ch'al nostro Signore Gesù Cristo
piace che noi abitiamo in questo monte solitario, poiché
tanta allegrezza ne mostrano della nostra venuta le nostre
sirocchie e fratelli uccelli». E dette queste parole,
si levarono suso e camminarono oltre, e finalmente pervennono
al luogo ch'aveano in prima preso i suoi compagni.
E questo è quanto alla prima considerazione, cioè
come santo Francesco pervenne al monte santo della Vernia.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.